Salarno verticale: Araucani e Severangelo Battaini

Sono tornato indietro da siviglia 4 giorni fa. le temperature medie si aggiravano da settimane sui 40 gradi, anche di notte. inoltre ero in sessione esami e avevo pure la tesi da discutere. inutile aggiungere altro. forma fisica disastrosa è dire poco.

con questa minima ma indispensabile premessa partiamo col leo alla volta della val salarno, a fare due vie stradure.

PANO_20170624_094401

1-erano mesi e mesi che non mi svegliavo prima delle 9, e quando erano le 9 era prestissssssimo, l’ho fatto una volta o due per fare esami. per il resto erano di solito come minimo le 10. il leo mi dice alle 5 e mezza a esine. vuol dire svegliarsi alle 4 e mezza tipo. fo de co. patteggio un 6 e un quarto e scopro con enorme sorpresa che da queste parti di questi tempi alle 5 e poco piu è gia chiaro!
2-erano mesi e mesi che non mi capitava di dormire meno di 7/8 ore e la media erano anche 9 o 10. sveglairsi alle 4 e mezza voleva dire 4 ore di sonno, e così fu, alla fine, per due giorni di fila!
3-erano mesi e mesi che non camminavo più dei 3 minuti necessari ad arrivare al pakistano fruttivendolo per comprare i pomodori nella mia via. fabrezza attacco degli araucani erano circa 5 ore, di buon passo, qualcosa meno per il triangolo, in più lo zaino: 3.1 erano mesi e mesi che il massimo peso che trasportavo era quelo del mio pc, che di fato mi sembrava estremamente pesante e spesso e volentieri lo lasciavo a casa per usare quelli dell’uni e non fare fatica.
4- erano mesi e mesi che non tiravo una tacca, inutile parlare di incastrare ne tantomeno di spalmare piedi su lacche lichenate. il nostro obbiettivo erano una via di incastro e artif, e una di spalmo estremo con protez lontane aleatorie e la compagnia dell’eterno lichene.

con questa seconad premessa, che siamo andati a fare in val salarno?

Primo giorno: Il giorno degli Araucani (Chiaf-Avanzi 300 mt VII+ A1 ED)

20170623_112906

arriviamo in cima al canalino e.. non abbiamo la relazione, perfetto! ma si dom, è su di qua, dove vuoi che siano andati? oook, io provo ad andar su! primo tiro, dove uno spalmino già mi fa strempiare e mettere due chiodi, e trovo la “sosta a spit”: uno spit a caso in una placca (scopriremo essere doppia di calata, teoricamente fuori via..) e ades? un diedro a sx, uno tutto a destra, uan fessurina obliqua che si chiude o un diedro fessurato in mezzo leggermente strapiombante.

20170623_150018

il leo punta a quest’ultimo e tira fuori un tirone della madonna, super duro, e se lo passeggia tutto in libera! io lo seguo artificialando a piu non posso, con le corde ben tirate, facendo pendoli e cose varie. arrivo in sosta provato e riparto un po’ dubbioso. artificalizzo il possibile e salgo, mentre il leo passeggia tutto a vista, questo e i tiri seguenti, sempre entusiasmanti di incastro, alcuni piu duri, altri meno, ma sempre figo.

20170623_144513

la roccia è un po’ strana e si sbriciola un po’ lo strato superficiale, ma le fessure perfette ci permettono fior di incastri che non sembra vero di essere in adamello. al penultimo tiro cedo il comando al buon leo e lo lascio salire leggero questo gioeillino di arrampciata di incastro, (che, incredibile ma vero!, mi vieen in libera, da secondo con la corda ben tirata). fessurina di dita, poi diedro aperto, poi rimontina e bulderino dulfer su lame (dubbie, ocio!).

20170623_160204

20170623_164826

ultimo tiro è forse il piu duro, il mio compare se lo passeggia anche questo, veramente giù il cappello, io faccio quel che posso per evitare pendoli nel vuoto che taglino le corde e arrivare sotto la cima. per uscire c’è un bulder iperfisico dal quale impiego tipo 10 minuti per risucire a fare questa trazione e ribaltarmi sulla vetta, dove non posso che fare i complimenti al socio super in forma che mi ha alla fine parancato in cima.

20170623_175807

Quindi inizia una agonia di doppie che mai nella vita tanta sfiga! dobbiam orisalire per intero 3 volte 60 metri di fottuta corda elastica, io con la mia incapacità cronica unita allo sfinimento lascio in ultimo questo infausto compito al leo che non so dove trova le energie e risolve tutto. alla fine optiamo per far giu doppie dritte nel canale che è la cosa piu saggia e trotterelliamo giù verso il rifugio: al ponte ci aspettano Rino, rifugista del Prudenzini, e Filip e Andrea, che verranno con noi domani al triangolo. Sempre se andrò io al traingolo, penso in quel momento! La tentazione è molto firte, di fare una pausetta e tirare verso casa, buttarmi nel letto e dormire 3 giorni. invece alla fine, leggendo la relazione 18 volte davanti a un genepì, e pensado all’agonia sivigliana in cui avrei dato qualsiasi cosa per esssere lassù, decido che forse val la pena rimanere e farsi una sgambata: patteggiamo che domani farò il cliente, il leo ne è entusiasta, e crolliamo a dormire.

Secondo giorno: Diretta Severangelo Battaini al Corno Triangolo (Rivadossi-Chiaf settembre 1996
mt 400 VIII- e A0 ED+)

PANO_20170624_094401
la mattina sveglia durissima alle 4 e 20 e su per il sentiaero n.1 verso il passo di poia, poi sopra i coster vaghiamo per i massi. finalmente la parete, si iniziano le danze!

20170624_135951

la prima parte è carina ma non eccezionale: una pratica da liquidare per arrivare lassù, alla placche rotonde, ai tetti e agli strapiombi della parte alta. io me la godo tranquillo mentre il leo fa il lavoro sporco e si diverte al comando. siamo in 2 cordate e l’ambiente è piacevole, si ride e si scherza, si sopporta il freddo ai pied icon la consapevolezza che “lassù” arriverà forse il sole, e necessiteremo tutta la sua energia per superare quel tratto dove “la parete si impenna”, come dice la relazione. ultimo tiro “facile”, c’è chi opta per la placca e chi per la lama fessurata e poi via, si parte.
20170624_135930

20170624_113501

i tiri duri sono 3. il primo è il più duro e sulla carta non liberato. le ambizioni dei forti del team di provare a liberare i due passi di A0 sono presto zittite dalla liscezza del granito in quei punti: parrebbe che anche per loro ci sia poco da fare. per la libera. però intanto il leo con capolavori da maestro artigiano, staffando un cliff su un fungo non ho be ncapito come riesce a chiodare la lama e con l’aiuto dei funghetti raggiungere la fessura soprastante quindi traversino delicato e sosta. yeah, primo tiro duro andato! il secondo è un bastone ancora peggio: una rimontina di spalmi senza niente in mano e poi via a vagare per sta placca su micro funghetti, adaerenza spietata, protezioni pessime: un lametta a testa in giù, e uno spit a metà placca che no si sa come raggiungere.. dopo circa due ore di vagabondare in leo, ancora una olta, non si sa come, riesce ad arrivare in sosta! super!
IMG_20170624_162455

io cerco di fare il tiro in libera per curiosità ma mi resta in mano la “lama che abbiamo usato tutti per arrivar qua”, in ogni caso duro anche questo, un bel bastone, con l’obbligato veramente alto! non credo che sarei stato in grado di farlo, ne questo ne quello sotto! ci ritroviamo in 4 alla sosta sotto al tiro con il “traverso degli angeli”: una placca lichenosa di VII! il meteo volge al peggio e tuona e fulmina in fondo alla valle! che fare?

20170624_173300

20170624_172859
decidiamo di dividerci i compiti: mandiamo avanti la nostra punta di diamante Andre, che è quello che se la cava meglio con il duro, e liquiderà il tiro in un battibaleno, e nel mentre noi scendiamo a preparare le calate: lavoro di squadra per avere la vetta ed evitare il temporale! così facciamo e in quattro e quattrotto siamo alla base, tutto liscio oggi con le doppie, non ci sembra vero!!

IMG_20170624_150348

IMG_20170624_102040 intanto il temporale sembra temporeggiare, e alla fine arriviamo al rifugio asciutti. al prudenzini troviamo un’accoglienza inedita, e festeggiamo il successo davanti a una birrozza offertaci dal gestore, che ci racconta un po’ della vita del rifugio e della storia arrampicatoria della valle, oltre che del suo problema con le maniche :D. alla fine ci regalano addirittura le magliette che hanno fatto col logo “Val Salarno Paradiso Verticale”! Trovarne di rifugisti così! alla fine ci avviamo trotterellando verso l’agognata pizza, e poi giù verso la calura, che in realtà è stata rinfrescata da quel temporale che sembrava arrivare ma si è fermato in valle. e se il rientro sulla strada è sempre e comunque traumatico, e ti fa pensare che per quest’anno basta salarno, in realtà poi, già davanti alla pizza si parla altre pareti, dove anora non abbiamo messo mano, ma son li a tiro, e ispirano, ispirano un sacco. che occhio che avevano sti matti a fine anni ’90! torneremo terneremo!

20170624_220301

info tecniche sulle vie:

1.Il giorno degli Araucani (Chiaf-Avanzi 300 mt VII+ A1 ED)
via molto bella, in ambiente eccezionale, un angolo di salarno sconosciuto ai più, che però si mostra evidente per peculiarità quando lo guardi dal triangolo: granito rosso e verticalità assicurata.
la via è parecchio dura e sostenuta. si può scalare interamente in libera, tenere in conto che la scalata è sempre fisica con diverse sezioni di incastro puro (ben proteggibili) ma anche run out sul 6b/6c difficilmente proteggibili e non ci sono chiodi in via a parte 3 nell’ultimo tiro (provvidenziali aggiungerei :D).
l’avvicinamento è evidente, si punta il canalino a dx del cornetto e si spara su fino alla nicchia, dove è evidente che non si riesce più a salire. l’attacco anche è evidente, subito fuori dalla grotta, dove la parete molla un po’, noi l’abbiam beccato anche senza relazione. calcolare 2 orette dal rifugio.
i tiri sono 6, ma che tiri! :P il primo è tranquillo, il secondo non abbiam capito se era quelo giusto, ma se era da fare così è un bel palo, con fessure verticali/strapiombanti di incastri svasi e scalata aleatoria improteggibile su diffciiltà continue. probabilemnte abbiamo sbagliato qualcosa. il terzo lama super traballante per i piedi e poi rimontine e strapiombini delicati, poi fessurone ben proteggibile ma bello fisico, gran tiro, uguale il 5o, fessurino che si allarga, dalle dita al pugno, tutto da incastrare, con regalino finale su lame. ultimo tiro un bel VI+ expò improteggibile per i primi 5 metri di placca liscia, fino al chiodo, e poi su con scalata tecnica fin oagli strapiombi, e poi strapiombi dritti per driti, per quanto manigliati, da scalare e avere pompa nelle braccia.
in generale si scala su difficiltà continue di 6b/6c, con un paio di tiri anche piu duri (il 20 e l’ultimo, secondo il mio modestissimo parere, di uno che sopra il 7a non ha mai scalato, erano entrambi più duri di 7a, sparerei indicativamente un 7a+/7b per il secondo e l’ultimo sul 7a, quasi interamente da proteggere).
la roccia è in generale da molto buona a ottima, non fosse che in alcuni punti si sfalda un po’ lo strato superficiale, cosa alla quale bisogna un po’ abituarsi in alcune sezioni. in altre roccia ottima.
DOPPIE: molto molto problematiche! la prima doppia si incastra al 99%, perchè c’è proprio un maledetto fessurino a mezzo metro dallo spit, meglio calarsi tutto a sx ma occhio perchè è tutto un blocchi e lame. la seconda anche ci si è incastrata e abbiamo alla fine fatto una sosta intermedia sulla dx faccia a monte per dividerla in due. da qui siamo scesi dritti al canaale e abbiamo fatto una doppia nel canale su un chiodo, ovviamente da rinforzare.

2.Diretta Severangelo Battaini al Corno Triangolo (Rivadossi-Chiaf settembre 1996
mt 400 VIII- e A0 ED+)

avvicinamento evidente, la via attacca leggermente a sx del nevaietto, se presente dove la curnis gira a sx a prendere il canale. relazione ottima, non ci si dovrebbe perdere in linea di massima.
via diretta che sale una prima parte le placconate della parte inferiore, abbastanza appoggiate, cercando comunque il difficile nella parete ma il facile tra il liscio. in generale si scala sul V con qualche passetto ostico qua e la , non sempre facilmente proteggibile, dimestichezza con la placca e le protezioni lontane. quando impenna ci sono i tiri duri che sono parecchio duri, c’è qualcosa dentro ma sempre da integrare. l’obbligato è veramente alto (VIII/6c+?), come dichaiarato nella relazione: sul primo tiro duro c’è un passetto obbligato a uscire dal secondo spit dove non c’è modo di artificialare se non staffando eventualmente il cliff su sto funghetto (!!), e anche sopra alcuni passi obbligati sul VII+/VIII in placca, si scala in generale sul VI+/VII sostenuto con protezioni male e lontane. sull’ultimo tiro anche, riferisco, il passo più duro è alla fine del traverso e il traversino è tutto duro, anche se la protezione è leggermente più alta, è comunque fuori parecchi metri a sx.
in generale via consigliabile per gli maanti del genere, in ambiente eccezionale con una linea incredibile, ma da non sottovalutare per le difficoltà e le protezioni.
doppie tutto lsicio, abbiamo più o meno attrezzato tutte le soste con due protezioni dove non c’erano e cambiato diversi cordoni, è pronta per chi volesse andare a cimentarsi. :D

il commento non può che essere: giù il cappello per gli apritori, di entrambe le vie: per l’occhio, per le difficoltà, e per lo stile, impeccabile: chiodatura ridotta al minimo e libertà di potersi e doversi saper proteggere lasciata ai ripetitori, il che ne fa esperienze montagnose molto più interessanti e complete.

buon salarno a tutti!

Precedente goodbye moira al corno lino, gorzone Successivo stellaluna e il censimento dei camosci