fame chimica a suo modo

 

 

te ne accorgi dalla fame. ti resta addosso, ti prende proprio nei tuoi bioritmi. una bella salita in inverno si fa sentire: oltre che devastarti fisicamente e lasciarti abbastanza distrutto il giorno stesso e dolorante nei giorni successivi, ti resta un buco enorme nello stomaco. e infatti eccomi qua a consumare quello che è il mio quarto pasto quotidiano: di solito verso le due, quando torno a casa e per routine apro il frigorifero, è allora che mi  accorgo che oggi è diverso. perchè non è più un cercare qualche ispirazione, un gesto abitudinario e svogliato: in questo momento va bene tutto. tutto mi sembra buonissimo. e allora apparecchio e via alle danze: mangio quello che trovo: polpette frutta yogurt formaggio pane e chi più ne ha più ne metta. e mentre mangio, piacevolmente avvolto dal silenzio che regna in casa nel pieno della notte penso al motivo per cui ho fame: perchè il cibo pesa nello zaino? perchè se ti fermi ti raffreddi? perchè sei sempre preso e non c’è tempo per fermarsi a mangiare? perchè in cima c’era un vento che proprio ti passava la fame? un po’ di tutto, e soprattutto perchè sei ciapato e a mangiare non ci pensi. poi ti mancano le energie, cacci giù qualcosa veloce e via di nuovo a fare, a andare a salire o a scendere. quando vai in montagna d’inverno di energia ne bruci, quindi meglio avere riserve e accumularne. :D

 

in questo momento la causa della mia fame è una bella salita in concarena: avevo ricevuto un sms del tito lunedì, mentre ero a torino, sul tram verso porta susa, per prendere il treno che mi riportava a casa. “domani vado in montagna se vuoi venire”. “pota, second te? ahah!” bene, fu così che, 4 ore e mezza di viaggio coi mezzi (tram + tram + treno + treno + tram + pullman) + 5 km e 40 minuti a piedi + un provvidenziale passaggio cammuffato da “andiamo a bere una birra” che si protrarrà fino alle 2, mi fecero tornare in quel di sovere. e dopo tre orette di sonno eccomi pronto all’appuntamento con tito e francesco, direzione? sommaprada di lozio. ci attendono tre orette (se non di più) di piacevole (ma abbastanza faticoso) avvicinamento in una bellissima valle, per arrivare alla base della parete nord ovest di cima bacchetta. l’idea originaria era di salire la linea del fulvio (mi è sembrato di capire che alla fine i capi tribù camuni gli abbian concesso il copyright) Bacchetta magica, ma troviamo condizioni un po’ diverse da quello che ci aspettavamo: quello che doveva essere un canale di neve sono delle placche lisce svase e improteggibili. così dirottiamo verso un canale adiacente con l’idea di fare giusto qualche tirello per non buttar via la giornata. ed ecco che invece con un paio di bei tiri di misto abbastanza sostenuti

tito sul secondo tiro

(più che altro per la difficoltà nel proteggersi) arriviamo (uso il plurale ma i tiri se li sobbarcano loro due!! :D) alla base di un bellissimo canalino di neve facile,

il canalino.. e me. terzo tiro

che da accesso all’evidente canale soprastante. facciamo ancora due o tre tiri e poi via, saliamo il canale che ormai spiana e ci porta dritti dritti in vetta

foto di vetta! :D

il vento è abbastanza violento e l’ora ormai tarda (abbiamo attaccato alle 15!!) quindi tempo di un paio di foto di vetta e via si scende. la prima parte della discesa è bella ostica a causa del vento che rende veramente difficile tenere gli occhi aperti. poi con 4 o 5 doppie (lasciate attrezzate) siamo alla base, giusto in tempo per iniziare a scendere godendoci un fantastico tramonto sulla pianura bresciana.

scendendo

arriviamo a valle alla luce delle frontali con le gambe pesanti, e belli assetati, oltre che, appunto, affamati.

una bella giornata nelle nostre orobie che al solito ci regalano un ambiente veramente super, e delle belle salite ingaggiose vicino a casa. kamunia rulez. :D

 

info sulla via: bella via molto logica a carattere invernale salita tutta con picche e ramponi. attacca nell’evidente canale sotto il grande tetto, appena a sx di bacchetta magica. da qui si traversa in leggera diagonale verso sx a prendere un bel canalino, poi su dritti per questo con un altro tiro di misto abbastanza sostenuto, quindi piu facile (si incontra una sosta di calata su sasso incastrato dove si può sostare comodamente) portano a un evidente canale piu ampio e facile, di neve con qualche semplice passo di misto, che si segue fino in vetta. qua sotto il tracciato. le soste di calata sono restate attrezzate (alcune doppie su un solo chiodo, check it out..), per il resto in via non c’è nient’altro. non facile proteggersi, noi abbiamo usato qualche chiodo oltre che dadi e friend. per il resto n.d.a.

per l’avvicinamento, da sommaprada raggiungere a vista la chiesetta, quindi su per la valle fino in cima (sentiero), quindi tenere la destra ed entrare nella grande conca, sulla dx si trova la parete (abbastanza evidente.. :D)

la linea di salita (mentre io scendo nella maniera piu rapida il pendio sotto la prete.. :D)

dove siamo saliti

 

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Un commento su “fame chimica a suo modo

  1. un allegro ragazzo morto il said:

    Senza fiato vez!!
    Riesci sempre a farmi venire le ali alle caviglie quando leggo roba tua!
    Bless

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