flashback storytelling

La mia presenza in casa si sta riducendo a delle puntate toccata e fuga a casa, a cambiare vestiti, o fare una doccia o prendere qualcosa che avevo dimenticato. E poi a dormire qualche ora la notte, e magari mangiare qualcosa a orari casuali. Frenesia forse. O forse vita attiva. Chiamiamola come vogliamo, vediamola come vogliamo. Bella o brutta è un interrogativo che ancora sto cerncando un momento per sciogliere. Per ora resta li, latitante.

In una di queste puntatine in casa si ripete la solita scena: entro, c’è uno dei miei coinquilini che studia duro sulla scrivania in salotto. Scambiamo due battute, da dove arrivo e dove sto andando, lui da quante ore sta studiando e fino a quando studierà. Poi mi fa: e il blog?

Caaaaaaaazzo il blog. Mizzica dovrei ritagliare qualche minutino anche per quello! Che di cose da dire ne avrei davvero assai. Ma i miei ritmi accelerano ogni giorno ed è sempre più un casino.
Ho scritto qualche riga un mesetto fa e ancora non sono riuscito a pubblicarla.

E allora mi ritrovo finalmente una sera di vacanza con meteo mediocre l’indomani e voler provare a condensare un’enormità di situazioni, emozioni, avventure, persone, aneddoti e racconti in qualche riga in bianco e nero. E sono parecchio a disagio.

Vorrei raccontare del giro in bici che ho appena finito, che è nato con l’idea di riordinare i pensieri nella mia testa ultimamente soggetta a incredibili temporali e stravolgimenti metereologici.
Vorrei però anche raccontare delle persone che ho conosciuto e frequentato in questi ultimi mesi, spuntate come funghi nel sottobosco della mia esistenza o cresciute lente, annaffiate con cura, come piantine di ulivo su un prato vista lago; delle soddisfazioni che mi ha regalato la militanza e di quelle dell’allenamento: traguardi raggiunti, traguardi forse inutili ma che ti riempiono quel tanto che basta per svegliarti col sorriso e decidere di investire ancora di più nella loro conseguimento. Vorrei provare a sciogliere qualche nodo etico che mi distrugge o diapanare qualche matassa di pensieri che ha trovato una sua linea ma che riemperebbe intere pagine di vuoto.
Vorrei raccontare anche solo cosa ho combinato scorrazzando per le alpi occidentali e non solo in queste ultime settimane.
Ma non so dove iniziare. E come sempre mi verrebbe la tentazione di scrivere le confuse riflessioni riguardo la psicologia del blogger che mi sopraggiungono quando clicco sull’icona di libre office o quando penso di rivolgermi alla tastiera del mio portatile.

Per distruggere la confusione questa volta mi affiderò all’oggettività della mera narrazione di fatti realmente accaduti, cercando di non divagare, attraverso dei flashback che conservo nella memoria di scene successe in quest’ultimo mesetto.

In quanto flashback ricorrono in senso anticronologico: credo che questo sia dovuto a un qualche algoritmo di memorizzazione del nostro cercvello, o forse solo a un mio schematismo mentale. In ogni caso li lascio venire come mi vengono. Enjoy.

Flashback n.1 : valicatori di confini

Ore 3.46, giovedì 24 aprile 2014. guido una punto rossa su per una stradina a tornanti che zigzaag sul confine tra francia e italia all’altezza della liguria. Non so bene dove sono ne dove sto andando a finire. Ascolto mozart e in macchina con me ci sono altri quattro che dormono tranquilli e ignari dell’ignoto che sta intorno a noi. Stiamo tornando da qualche giorno nelle calanques ad assaggiare il calcare marsigliese. Con me in macchina persone che fino a poche settimane prima erano perfetti sconosciuti. Che fino a pochi giorni prima non erano che facce già viste. Adesso una linea ci unisce e chissà dove ci porterà.

Primo climbing day: dopo parecchio gironzolare troviamo la prima parete che avevamo addocchiato. 5 doppie e siamo a livello del mare. Sole caldo e posto idilliaco… bagno? Bagno!
Via imbrago e tutto e ci tuffiamo nel blu. Poi si parte: una linea da proteggere super logica risale tutto un diedrone al centro della parete. Mai difficile, a tratti atletica, con bella arrampicata ci alziamo verso l’alto.. Scalo con le mutande appese all’imbrago ad asciugare e con me ho un paio di friend, un tricam e qualche eccentrico coi quali proteggo la mia progressione e invento anche qualche sosta. Che spettacolo! La mia compare segue fluida e precisa, e giusti giusti prima del tramonto siamo agli zaini. Vai forte!

Info pratiche.
La via si chiamava bonne femme, in zona essaidon. disattrezzata sui primi tiri, in alto compare uno spit e qualche vecchio ottimo chiodo in corrispondenza delle soste. Roccia perlopiù ottima, anche se qualche breve tratto più delicato nel diedro da un pizzico di sale e ci fa ricordare che siamo in ambiente non proprio da falesia. Arrampicata molto estetica ed esposta, linea bella ed evidente.
Si scende in doppia in teoria us una via a sx (faccia a monte) che non abbiam trovato, in pratica siamo scesi da baigne au calancon (o qualcosa del genere).

Secondo giorno (pasqua del signore ;P) sightseeing a marsiglia causa meteo.

Terzo giorno: siamo in zona marsiglia quindi all’altro estremo (ovest). Vado con daniel a salire una bella linea super logica che vince la parete a finaco delle lames: arrampicata molto particolare e logica impeccabile, con 4 tiri molto belli: pimo tiro su buchi di quarzo veramente strano, poi un camino incredibile con delle prese fantastiche, traversino gattonabile delicato e diedro appigliato, e siamo in cima: ambientone rovinato solo dal fatto che sul lato sud c’è una falesietta piena di gente! Poi facciamo qualche monotiro alla paroi jaune: tironi molto belli da 35 e passa metri di continuità su roccia purtroppo a tratti unta (almeno sui tiri piu facili!).

Quarto giorno andiamo in zona sougiton: tra spesa e cazzi e mazzi partiamo tardino e il cazzeggio prevale. Facciamo qualche monotiro alla mitica paroi de toits: una parete incredibile che meriterebbe d arrivare allenati e scalare sui tiri duri. Noi ne proviamo qualcuno probabilemnte parecchio frequentato e l’unto è davvero abbastanza fastidioso!

Quinto giorno andiamo a cap canaille! La meteo è dalla nostra, e ci spariamo una bella vietta collage: saliamo a caso tra questi pazzeschi strapiombi seguendo una linea che alla fine si rivelerà bella continua e logica. Grande exploi della mia socia che macina con disinvoltura un primo ostico tiro super fisico su roccia non sempre solidissima come anche un ultimo tiro che scopriremo essere di seiccì.

Info tecniche: cap canaille è il paretone colorato che si vede a est di cassis, ci si arriva dall’alto dalla magnifica route des cretes. Panorama pazzesco e un bel po’ di vie, dire iquasi tutte ottimemente attrezzate a spit e o fittoni. Sono vie molto fisiche che salgono questa parete incredibilemnte lavorata dal vento, superando strapiombi giganti o camini incredibili. Gli ultimi tiri sono su puddinga, una scalata molto bella e curiosa, sotto si scala sempre su conglomerato o su grès. La roccia è a tratti molto bella mentre a tratti un po’ sbriciolosa, assolutamente da portare il casco vista la presenza di abbondante detrito sulle cengie. Ci sono dei punti molto unti altri invece assolutamente a posto. Noi abbiam fatto una combinazione casuale e logica delle vie malavida (6b obb) e 2vaurien3canaille (6aobb) al cirque de 14 juillet, che è risultata molto bella è piacevole con tiri in camino e strapiombo. Il posto è molto suggestivo, le calate non facilissime da trovare, in quanto il sentierino coi bolli rossi che da quello giallo taglia a sx è all’inizio proprio una mini traccia (ma benissimo segnato poi e impossibile da perdere. Bisogna sol beccare quello giusto.

Flash n.2 .birre pontine

siamo in un bar con musica super tamarra pompata a chiodo nelle casse. Io e daniel, un ragazzo americano che ho conosciuto due giorni prima in sala boulder. Parliamo con dei perfetti sconosciuti sul senso della vita in provincia, questi (e la barista) ci offrono da bere birre e amari felici di avere due estranei con cui condividere il sabato sera triste di pont canavese.

Quel giorno io e daniel eravamo andati su nel vallone di forzo, sulle tracce di quel manico che era manlio motto, a provare a ripercorrerne le gesta: arrivati in cima al canale di accesso la linea ci sembra tanto erta che dubitiamo di riuscire a fare anche solo il primo tiro. Daniel è alla sua prima via da proteggere e nonostante sia un forte boulderista qua mi lascia il comando. Nonostante i dubbi iniziali, però, riesco abbastanza a ingranare e uno dopo l’altro guadagno, non senza fatica, tutti i tiri di questa bellissima via, che tra l’altro è anche la più facile della parete!!
in alto, al penultimo tiro, vuoi la stanchezza, vuoi la mia scarsa attitudine al boulderismo mi regalo anche una bella fionda di qualche metro su un buon friend che fa il suo dovere e non si muove di un centimentro! Daniel ha dimenticato giù lo zainetto con cibo e frontali e il suo fisico perfetto risente delle ore di arrampicata: durante le doppie non st molto bene, mentre io, complici gli strati di pancetta accumulata in mesi di vita torinese posso usufrire delle scorte di energia e in qualche modo una doppia dopo l’altra va tutto liscio e siamo giù.

Info tecniche: panorama su forzo, ancesieu, vallone di forzo. (6c+, 6b obb)
Bellissima via che risolve con arrampicata libera sempre sostenuta un’incredibile susseguirsi di fessurine e diedri, intervallati da qualche muro verticale. Buona la spittatura, materiale ottimo e comunque abbastanza abbondante, anche se una serie e qualche nut sono direi abbastanza consigliabili. Magnifico il diedro del terzo tiro tutto da proteggere e da scalare. Ma tutti i tiri sono belli! Fichissimo il penultimo tiro che io ho trovato davvero duro e difficile da capire a vista! Il 6b obbligato ci sta ma è abbasatanza continuo. Doppie tutto liscio, facile da individuare. Super consigliata!!

terzo flash. L’avvertimento

usciamo dall’autostrada a ceva. C’è un doblò con le quattro frecce a fianco della strada che ci aspetta. Siamo io e il gyppa, sul mio fiestino. È un giovedì mattina e la meteo è nuvolosa. Mi accosto e il tipo è un amico di gyppa che avevamo casualmente incontrato poco prima al distributore: ci dice: sapete che c’è un sacco di neve su al mongioie vero?!
Io e il gyppa ci guardiamo abbastanza straniti! Neve? A sud a 2000 a metà aprile?! Il caso vuole che io avessi in macchina degli scarponi e delle scarpe in goretex, che risulteranno provvidenziali nell’avvicinamento.

Stiamo andando a fare una via di motto, tanto per cambiare: teresin: via super magnificata e allora andiamo a vedere! Scopriamo queste bellissime vallate, arriviamo al paese, risaliamo fino al rifugio e poi alla parete. Arrivati al cospetto una fitta nevicata di dieci minuti prova a scoraggiarci ma non ci riesce. Attacchiamo e a breve comparirà anche un timido sole. Ma il freddo non molla! Parto io spavaldo sul primo tiro e vengo spietatamente respinto. Provo una due tre volte e poi lascio il passo al mio socio che passeggia senza problemi questo banale passo di blocco su un tiro di 6b+, il tiro più facile della via!! (allenarsi cazzo allenarsi!!). Provo sul secondo tiro dove va meglio e riesco anche abbastanza a scalare, e così ci alterniamo fino in cima. Bella sostenuta questa piccola perla dispersa nella alpi marittime! Tiro chiave lo lascio al gyppa che lo domina senza problemi pur trovandolo anche lui duro (il che è tutto dire!). L’ultimo tiro su fichissime cannellures mi impegna non poco e il gyppa mi segue congelando, doppie a fuoco e in un battibaleno siamo alla macchina e a torino.

Info pratiche: via teresin, mongioie 6c+(6b+ obbl sticazzi)
bella via su roccia ottima, 6 tiri belli sostenuti, molto tecnici. Io il primo l’ho trovato davvero durissimo, e anche il chiave, gli altri si scalano ma comunque non facili. Arrampicata molto bella movimento e precisione su tacche vuoi in placca vuoi in leggero strapiombo. Facile da trovare e doppie tutto ok. Chiodatura ottima. Merita una visita.

Flash generator 4.0. baricentri sballati (finalmente un po’ di alpinismo ehe!)

ti insegnano un sacco di volte come calcolare un baricentro nei corsi di ingegneria: con metodi assurdi e complicatissimi che ti dimentichi all’istante, oppure con metodi semplici e funzionali che userai tutta la vita. Il monte bianco è un esempio di baricentro che non ha modo di essere calcolato, ma va preso come assioma: più a ovest di ognuno di noi, chi da trieste chi da berna chi da torino chi da milano chi da aosta ci becchiamo con luca tito me saro e gyppa per un weekend di bel tempo a spiccozzare al cospetto di sua maestà. Non solo noi convergiamo in questo baricentro: anche altre torme di alpinisti che si aggirano per sfruttare questa finestra di bel tempo primaverile.

il gyppa sull'ultimo tiro alla point lachenal

Le cordate sono fatte: i 3 big andranno per fatti loro a testarsi su roba stradura in vista della loro spedizione, io e il gyppa proveremo a cimentarci con le nostre prime armi (2 paia di xmonster ;D) con sua maestà, “la montagna”.
Il primo giorno facciamo una vietta facile ma molto bella alla point lachenal, il secondo facciamo un tentativo al gabarrou-albinoni dal quale torneremo indietro causa affollamento davvero eccessivo!
Nel mezzo una notte di delirio in 5 in una tenda da 4 belli compressi e ore e ore a sciogliere neve facendosi grasse risate. Che bello l’alpinismo certe volte! :D grandi scech!

Info pratiche: se volete andare a fare certe salite classiche primaverili andateci in settimana o di sera!! di giorno noi abbiam trovato altre 7 cordate sul gabarrou! Bella invece la vietta alla lachenal che non so come si chiami ma è una linea in mezzo evidentissima appena a dx di uno sperone evidente di roccia rossa. Sono 5 o 6 tiri di misto facile con un ultima variante verso dx molto divertente!

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