stellaluna e il censimento dei camosci

uan schermata di 3b meteo con un sole e due mini nuvolette: marte e mercole tantrica? “osti, siam scesi da pochi giorni e questo vuol già tornare in salarno!” “pota, per me anche lune e marte”, gli rispondo. ci ho pensato un attimo in realtà. però la risposta è uscita naturale, come se non potessi rispondere diversamente. e così ci ritroviamo di nuovo a fabrezza, su per i tornanti. siamo io, Filip, che proponeva in incipit, e alla combriccola si aggiunge lo sherpa Filo, che arruoliamo per farci da portabagagli, nonchè cuoco di ottime zuppe di acqua di clusone e fiocchi d’avena con frutta secca e qualche prugna.

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trotterelliamo fino al prudenzuni senza fretta e arriviamo sul far della notte, ci accampiamo poco piu avanti nei prati spinosi della morena e ci addormentiamo in un’atmosfera mistica e surreale, con nubi che gironzolano, avvolgendo le guglie granitiche.

all’appuntamento mattutino delle 5 il nostro eroe filip, dopo essersi fatto intimidire dai racconti del rifugista rino la sera prima, arriva un po’ titubante. chiamano una vaga possibilità di temporali in zona adamello e noi ci siamo dentro a pennello. cheffare che non fare, risolviamo per un piano b, comunque dignitoso: stellaluna. altra via del rivadossi, che più gente ci ha consigliato, più corta, e un pelo più tranquilla, ma comunque ingaggiosa.

arranchiam su per il sentiero fino alla base, con molta calma, sperando di coincidere così con l’arrivo del sole, che invece sarà per tutto il giorno offuscato dalle nebbie. ed è con questo panorama intorno, di nebbie che vengono e vanno, in questo circolo glaciale del cornetto, che attacchiamo questa sfilza di placconate, che il fiuto placconaro del rivadossi aveva saputo individuare. e la firma è, ormai lo stiamo imparando, garanzia di qualità. roccia eccezionale e linea direttissima.

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iniziamo a salire, con tutta la goffaggine dei nostri megazaini, che nelle nebbie creano un’atmosfera da salita di un gigante himalayano, mentre stiam oscalando una vietta plaisir. i doppi occhiali di filo e la sua cream solare contribuiscono all’atmosfera.. :D

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ai primi tiri che alternano fessurine e risalti agli spalmi, seguono i mari di pietra dei tiri in alto, dove bisogna farsi dei bei viaggioni su queste placche lavoratissime, dove non mancano mai gli appoggi per i piedi, ma spesso mancano le fessure per proteggersi, e quindi bisogna andare, anche 15 o 20 metri, alla ricerca della prossima protezione, che magari si nasconde tra la nebbia, o appare all’improvviso, faro nella notte per noi ciurma allo sbando alla ricerca di uno scoglio dove infilare un microfriend.

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il martello ha piacere a cantare, per aggiungere o per ribattere, e ci fa sempre piacere metterlo all’opera. la scalata è veramente eccezionale e in men che non si dica, o meglio, con la calma di chi va piano e lontano, sbuchiamo sulla vetta; che non è una vetta, bensì una finestra con vista pian di neve!

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pausetta al giannantoni a fare il materiale e decidere il da farsi e via si riparte: scartiamo il piano inziiale di fermarci li a dormire per due motivi fondamentalmente: 1. la fede poltiica antisfratti che ci fa risparmiare i due cechi che hanno vistosamente occupato il bivacco e non sono per nlla intenzionati a mollare neanche una brandina; 2.il timore di ricreare quella che filo teme più di ogni altra situazione in montagna: quella della noia (;D).

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quindi gambe in spalla e ramponi ai piedi, “zo amò na òlta” verso il nostro centro di gravità, ossia il rifugio prudenzini, prezioso riferimento per chiunque in qualche modo bazzichi il paradiso verticale salarnico. alla faccia dell’ora proposta dal rivadossi per fare passo salarno-rifugio, dopo diverse interminabili ore di cammino (scherzo! ma non troppo ;D) raggiungiamo la nostra meta, e ci attende una delusione non da poco: non c’è la crostata, bensì la solita torta mandorle e noci e yogurt, o qualcosa del genere. buonissima, ci mancherebbe, ma siamo dei tradizionalisti della crostata e quello era il pensiero che ci ha fatto scendere fino a lì, oltre alle due ragioni sopraelencate.

comunque ci adattiamo, e iniziamo a fare piani per il giorno seguente, aspettando il minestrone e rino per chiedergli consigli. la conversazione spazia e ci troviamo a discutere non solo dei soliti discorsi dell’inutilità salvifica di portarsi un piantaspit, se non anche della malattia del turismo di massa, che consuma le montagne, infettandole dal punto di vista ambientale e non solo, soprattutto distruggendone l’anima socioeconomica, creando flussi di denaro destinati esclusivamente all’industria del lunapark montuoso delle piste da sci e del turista occasionale, fondamenta di sabbia pronte a crollare il giorno in cui la moda vorrà far girare verso altri lidi il cittadino in cerca di svago istantaneo alla sua vita alienata.

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finalmente arrivano il minestrone e rino, che ci diletta con le sue foto parapendistiche e ci spiega un po’ come arrivare a quello che alla fine è il nostro obbiettivo di domani: una montagna della quale ancora adesso non abbiamo bne capito il nome!! potrebbe essere il monte lendeno, potrebbe il corno di bos, in principio sembrava quasi fosse il “Segone di gana” (ebbene esiste e si chiama così!). comunque siamo convinti e affascianti, tanto che fuori viene il diluvio e io e filo abbiam fuori tuta la roba che si prende una bella lavata. e non solo gli scarponi, anche le pareti se la beccano. che fare domani? mah, andiamo con calma ma andiamo lo stesso!

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io e filo senza sveglia non ci svegliamo, fortuna filip dopo colazione viene a sbrandarci alle 8, e in qualche mdoo ci mettiamo in moto: staolta si parte in discesa, que raro!
non c’è un sentiero che arrivi in sto posto, quindi dobbiamo improvvisare: l’intuito però gioca dalla nostra parte e troviamo addirittura degli ometti. seguiamo le pietraie e ci ritroviamo sotto la parete individuata il giorno prima in qualche scorcio tra le nebbie: da sotto sembra veramente figa! diverse linee naturali la solcano e abbiamo solo che l’imbarazzo della scelta. ci sono però sti strapiombi a metà parete che sembrano una bella incognita. la linea che avevamo pensato in primis si rivela infatti bile evidentemente da sotto. dove andare? non sappiamo se ci siano linee già salite, ma non dovrebbero. filip è scettico sugli strapiombi, anche se c’è una bella linea di camini che sembra passare. stiamo propendendo per una linea di fessurine sulla dx, quando alla fine invece, non si sa bene perchè decidiamo di andare diritti verso quei camini. filip si occuperà delle placche sotto, io dei camini, filo delle provviste (:D). e così attacchiamo.
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parte lui, con un bellissimo diedrino tecnico che si rivela un vero gioiellino, delicato e non banale, ma ben proteggibile. già canta il martello, e ci piace un sacco. l’ambiente è grandioso, con i laghi verdissimi sotto di noi, guglie bizzarre a sorvegliarci, e di fronte tutta la maestosità di quelle pareti granitiche che tanto abbiamo anelato e sognato e scalato.
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secondo tiro proviamo la piu logica: diedtro erboso sulla linea dei camini, ma è super pieno di troppa erba, “nah nah!, prova di nuovo!” provo allora io piu a sx, a vedere se si riesce a beccare sta fessurina-diedro che si vede e, yeah, si passa, e di lusso: arrampicata elegante e roccia eccezionale: esce un bel tiro vario con un passetto in placca, una bella lama da sdulferare, un diedrino fessura, una scaglia e poi una lamona e diedrino. woow! sosto su un triangolo di prato alla base di un diedro perfetto, ma durissimo da scalare: no problem, siamo arrivati qua per traversare e raggiugnere i camini. allora daglie col traverso, che ha un divertente passetto sbilanciante e finalmente ci siamo: “la grande chimenea”! le ostie di filo che non riesce a togliere i chiodi dalla sosta sono presto sostituite da quelle per il passetto sbilanciante e quindi via, su per il caminone.
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la roccia è sempre eccezionale, anche se nel camino qualche lama, specie sapendo che non vi è probabilemnte mai passato nessuno, va tirata con la dovuta cautela. con arrampicata aerea e delicata, ma mai difficile superiamo la prima parte dei camini, quindi ancora un passsetto delicato e una bellissima scaglia porta sulla dx a un terrazzino per sostare fuori dalla line adei camini: purtroppo nel mio delicato ravanare una corda ha fatto cadere un sassolino che ha beccato filippo su una mano, meglio stare all’occhio! si riparte e la vetta si avvicina, ancora un tirello, che si rivelerà il più duro, dove per superare un paio di punti ostici, perchè strapiombanti e bagnati, tocca ricorrere alle fessurine della placca adiacente il camino: son li a ravanare, parecchio incriccato, alla ricerca del nut giusto che mi salvi la vita quando sento giù in sosta: (immaginare spiccata cadenza bergamasca)”teh, riesci a tirar fuori i cereali?”. vi risparmio le ostie che mando giù in amicizia, esco in qualche modo dal duro con l’aiuto di toppe d’erba e fantasia et voilà, eccoci sulla crestina giusto all’uscita del camino!
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finalmente può partire filo al comando della cordata che va all’attacco della vetta, un po’ spaesato, con tutta la ferraglia e presto siam su e ci facciamo il fatidico selfie col bos, se questo è il nome della montagna.. per scendere abbiamo addocchiato verso dx facciaa monte e scendiamo per pratini erbosi fin dove si riesce quindi un paio di calate e siam agli zaini.
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tolto l’imbrago inziia il viaggio tra i massi di granito che stile videogioco ci riporta abbastanza in fretta alla diga. due parole col guardiano, incuriosito dalla nostra meta non convezionale e poi giù, giù giù giù.. do cazzo era sta fabrezza che ogni volta semrba si allunghi un pezzo sta valle? lo zaino pesa ma neanche troppo, vuoi che abbiuam mangiato le provviste, vuoi che una bella girata completa come questa ti riempie dentro, e ci ripensi e ci ripensi e non pensi troppo allo zaino nè ai tornanti di cemento, che maledetto chi li ha cementati!

info tecniche:
via Stellaluna TD+, VII-, 350m 8L rivadossi rossetti settembre ’00

direttissima alla cresta tra cornetto e bivacco jannantoni
bellissima via, molto placcosa. il rivadossi steso la propone come possibile futura classica della valle al posto di granitomachia. secondo noi potrebbe benissimo meritarselo, ma la disanza dalla civiltà la lascerà probabilmente un gioiellino riservato a chi ha voglia di salire quell’oretta in più di avvicianamento. i tiri di placca sono spaziali, leggermente piu facili di granitom., ma in generale l’assenza di protezioni fisse rende il gioco molto più interessante: bisogna inventarsi non solo la strada, am anche le protezioni, figo figo figo! la roccia è eccezionale su tutto l’itinerario e l’attacco si trova facilmente, relazione alla mano. consigliata!

via Censimento dei camosci, per il camino di sx della parete nord est del corno di Bos.
TD+, VII-, 230m, 6L, filo-filip-tappa 5/7/17
questa via è potenzialmente una prima salita, ho provato a disegnare una relazione qua sotto. la via è veramente bella e meritevole: segue una linea super logica e supera la parete uscendo in vetta, con arrampicata varia e divertente su roccia sempre ottima (occhio solo a qualche lama nel camino). è una parete sicuramente non frequentata quindi può esserci erba in giro, ma non disturba mai la scalata e la linea scelta permette d scalare sempre fessure pulite. la discesa è comoda e le doppie sono rimaste attrezzate. la via invece è stata lasciata volutamente pulita, a parte un chiodo che è rimasto alla seconda sosta. la relazioniamo perchè crediamo sia meritevole e che comunque l’avventuare rimanga garantita anche relazione alla mano. inutile dire che le difficoltà sono indicative, forse anche sovrastimate visto che abbiamo trovato tutto parecchio umido in quanto aveva piovuto abbondantemente nella notte. in sintesi merita sicuramente una girata, per la roccia la linea e l’ambiente. i dettagli tecnici sono nell’immagine:

relazione
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tracciato
tracciato

il nome viene dal discorso al rifugio sull’inutilità delle guardie in quanto guardia, e sulla necessità invece di un miglioramente nell’approccio dell’uomo al sistema natura; approccio che, come evidente, non si risolve aumentando il numero di guardie, ma cambiando la concezione stessa della natura: non è il guardiaparco che ti lascia o meno entrare e ti dice cosa puoi e non puoi fare: liberi dalle guardie tutti dovrebbero poter accedere qualsiasi spazio naturale e sentirsi a casa, ma sentirsi al contempo ospiti di un’ambiente unico, che è la casa di tante altre specie che devono poterlo vivere tanto quanto noi: questa dovrebbe essere l’idea che spinge al rispetto della montagna. eliminare le guardie controllori quindi, e mandarle a fare il censimento dei camosci, che magari serve, magari no, ma intanto un candidato per questo mestiere l’abbiamo da proporre, è un membro della cordata, quello con le gambe più lunghe.. :D

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